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29 Maggio 2022

“Il Manifesto dell’Abitare”, una nuova frontiera per la progettazione


Il 26 maggio 2022 presso ADI Design Museum di Milano è stato siglato “Il Manifesto dell’Abitare”, un progetto collettivo sull’evoluzione dell’abitare e la necessità di progettare case e quartieri in maniera più consapevole.

Come ha definito l’ing. Davide Luraschi, Presidente del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano e coprogettista dell’ADI Museum, il Manifesto è progetto che parte dall’interdisciplinarità come esigenza; parla e applica i principi dell’inclusività non solo come tendenza ad estendere a quanti più soggetti possibili il godimento di un diritto, quanto alla necessità e opportunità alla partecipazione collettiva a un sistema e a un'attività.

Viene finalmente messa in atto in maniera concreta la visione olistica, sia come spinta ideatrice di una o più necessità intorno all’esigenza di casa, sia come metodologia progettuale per realizzare tale concezione domestica; il tutto senza restare imbrigliati in criteri “confinati”, segnati o identificati da numeri freddi come i metri quadrati.

In realtà, come ha sottolineato Luraschi, il tema è duplice: parte sì da una formula (che definisce il valore complessivo di una casa, come la sommatoria dei valori racchiusi in ciascuna delle stanze che la compongono, misurati sia in termini fisici sia relazionali), ma subito si declina in essenza concreta, si sviluppa nel cercare di risolvere una questione apparentemente insolubile e dicotomica: come poter, nei medesimi spazi, soddisfare un bisogno primario come la socialità e l’altrettanto importante bisogno di indipendenza, di riservatezza e di l’intimità?

La risposta sta nel concetto di ‘distanza’. Ancora Luraschi suggerisce che “il progettista dovrà allora individuare la giusta distanza, sia essa fisica o sociale, così come deve farlo il porcospino del famoso “dilemma del porcospino” di Schopenhauer, che troviamo nel libro intitolato “Parerga e Paralipomena” del 1851, per non morire di freddo e non pungersi”. E allora, le diverse culture sinergiche sui temi del progetto (di cui il Collegio Ingegneri e Architetti di Milano ne è porta bandiera dal 1563) diventano essenza imprescindibile per porre la domanda e per ricercare e fornire la risposta.


Ricordiamoci che la casa nasce dall’esigenza dei primi uomini di avere un riparo dalle intemperie, dai nemici (siano essi animali o umani) e solo dopo ha assunto altre funzioni. In definitiva, e il Manifesto ne è e ne sarà la prova di come solo con la contaminazione di altri pensieri, di altre culture (cultura intesa come “l’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza…, cit. Treccani,” che si può ambire a livelli più alti non solo di pensiero ma di azione e di sostanza.

L’individualità deve lasciare spazio alla collettività intensa come collaborazione – come fare sistema - come essenza del passaggio essenziale dall’io al noi. Da Venezia a Milano, dallo studente al professionista, dal sociologo allo psicologo, dal designer al fornitore fino all’ industria (Carlotta Orlando a C&C Milano), dalla poesia al trappeto storico di Scarpa; laddove si smette di essere “uno”, così come nel mosaico, e si diviene “tutti” li nasce l’opera condivisa. L’opera fruibile.

E’ proprio grazie a questo mosaico culturale (a partire dalla “Strategy Innovation”, lo spin off di Cà Foscari che ha iniziato la cogitazione architettonico-culturale) che il risultato sarà una progettazione olistica, inclusiva appunto. Il mosaico ideativo, il mosaico progettuale infatti è un riferimento al mosaico del pavimento di Palazzo Querini-Stampalia a Venezia di Scarpa, dove le singole tessere di pasta di vetro colorate sono magari meravigliose, nel loro essere singola “tessera rossa”, “tessera oro” o “tessera blu”, ma diventano opera d’arte sono quando, insieme, compongono il disegno percepito dall’osservatore.

E di nuovo… il paragone è anche con le parole (Gian Paolo Lazzer ha declinato poesia e funzioni delle stanze), che prese singolarmente da un dizionario, sono magari bellissime, ma fredde; viceversa usate con sapienza da un poeta diventano insieme strofe, e da strofa a poesia e da poesia ad opera d’arte. Così – suggerisce sempre Luraschi, anche le stanze del manifesto devono diventare opera d’arte, legandosi le une alle altre, dalla prima all’ultima… di più, le stanze non devono essere pensate solo come luoghi a se stanti, la stessa stanza può avere più funzioni, essere versatile, declinare potenzialità, come nel vivere attuale dove non solo mutano le possibilità ma anche le esigenze.

Ma, e qui vi è l’ultima sollecitazione di Luraschi, la progettazione, l’ideazione delle stanze non deve finire con una semplice risposta alle pur essenziali esigenze di relazioni, di conforto, di accoglienza, intimità, luce o risparmio energetico, ma deve innanzitutto e in modo imprescindibile, garantire la piena sicurezza.


I luoghi dell’abitare devono offrire quella protezione ancestrale che ha spinto l’uomo a ricercare una “casa” e devono quindi rispondere a quella atavica necessità, così poco espressa oggigiorno, che è la sicurezza. Questo si traduce nell’esigenza di un’attenzione estrema anche alla sicurezza per gli impianti elettrici, per la sicurezza antincendio la sismica ecc… solo così, quegli spazi (piccoli o grandi essi siano) si potranno definire compiutamente “casa”… solo così una casa potrà espandere i suoi limiti fisici e diventare quartiere…. Che, poi, è ancora…essere “casa”.


Il Manifesto è il primo format Blend In ed è nato dalla collaborazione con Strategy Innovation, spin-off di Ca' Foscari Venezia - che ha scritto il Manifesto - e Platform Architecture & Design. Il progetto è stato presentato al pubblico con una conferenza stampa all’ADI Design Museum di Milano, in collaborazione con Gruppo Censeo.

Sono intervenuti l’Assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Milano Giancarlo Tancredi, primo firmatario del Manifesto assieme a Gian Paolo Lazzer, PhD in Sociologia e co-autore del Manifesto, Davide Luraschi, Presidente del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano e patrocinatore dell’evento e del Manifesto, Simona Finessi, Direttore Platform Architecture and Design, Luciano Galimberti, Presidente ADI e Giacomo Paddeu e Francesco Moretti, Founders Gruppo Censeo.

Il prof. Claudio Sangiorgi, vicepresidente del Collegio Ingegneri e Architetti di Milano, da anni attento studioso (nonché docente al Politecnico) della cultura tecnologica degli edifici, ha sintetizzato a margine dell’evento come si debba condurre un approfondito ragionamento sul ruolo e sulla figura del tecnologo all’interno del processo ideativo prima e realizzativo poi della casa, in modo da poter applicare e rendere concrete e fattive le esigenze e le idee. Sul tema il Collegio con prof. Claudio Sangiorgi sta conducendo ricerche che condurranno ad un quaderno utile al percorso ideativo e realizzativo, anche del manifesto.

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